Scusate ma tra tutti gli insegnamenti da dare a un figlio non c'è anche l'autoironia? Bisogna prendersi sempre così sul serio? Nella commedia umana non sarebbe giusto dare posto anche un pò al gioco?
Penso a tutti quei papà pedanti, che infondono nella propria prole il concetto dell'infallibilità e della compostezza come fossero oro colato.
Quei papà che non ridono mai e che comprano la felicità dei propri figli infilandogli in tasca le carte da 100 e le chiavi del macchinone.
Quei papà che rinfacciano sempre di aver fatto di più ad ogni età che si sta vivendo.
Quei papà che dopo una vita spesa ad apparire in un certo modo, alla fine si rendono conto di non sapere nulla dei propri figli, mentre questi ultimi sanno esattamente di non aver mai avuto un padre.
Mi fermo qui ma penso che ognuno di noi per esperienza diretta o personale potrebbe aggiungere qualcosa a questa lista.
Francamente penso che sia con i figli che con i genitori (che entrambi non si scelgono) ci voglia molto *****.
Ho conosciuto famiglie cosiddette aperte o di sinistra, coltivarsi un ultrà nazzistello e famiglie conservatrici dal polso fermo e dalla fede esemplare con un tossico in casa.
Per quanto si possa pensare di fare bene ed agire nell'interesse e nel bene dei propri figli, niente potrà mai garantire che gli equilibri personali e familiari siano proprio come ci si aspetta se non all'apparenza.
Colgo tra l'altro l'occasione della recente scomparsa di Vincenzo Cerami autore de "Un borghese piccolo piccolo" per mettere sotto il riflettore il protagonista padre del libro/film e il suo spaccato familiare.
Trovo che il confronto col babbo più bello d'Italia per quanto possa essere stridente e diametralmente opposto, sia quantomeno utile a capire quanto sia distante nello spirito e nelle modalità dell'affrontare la vita.
Penso a tutti quei papà pedanti, che infondono nella propria prole il concetto dell'infallibilità e della compostezza come fossero oro colato.
Quei papà che non ridono mai e che comprano la felicità dei propri figli infilandogli in tasca le carte da 100 e le chiavi del macchinone.
Quei papà che rinfacciano sempre di aver fatto di più ad ogni età che si sta vivendo.
Quei papà che dopo una vita spesa ad apparire in un certo modo, alla fine si rendono conto di non sapere nulla dei propri figli, mentre questi ultimi sanno esattamente di non aver mai avuto un padre.
Mi fermo qui ma penso che ognuno di noi per esperienza diretta o personale potrebbe aggiungere qualcosa a questa lista.
Francamente penso che sia con i figli che con i genitori (che entrambi non si scelgono) ci voglia molto *****.
Ho conosciuto famiglie cosiddette aperte o di sinistra, coltivarsi un ultrà nazzistello e famiglie conservatrici dal polso fermo e dalla fede esemplare con un tossico in casa.
Per quanto si possa pensare di fare bene ed agire nell'interesse e nel bene dei propri figli, niente potrà mai garantire che gli equilibri personali e familiari siano proprio come ci si aspetta se non all'apparenza.
Colgo tra l'altro l'occasione della recente scomparsa di Vincenzo Cerami autore de "Un borghese piccolo piccolo" per mettere sotto il riflettore il protagonista padre del libro/film e il suo spaccato familiare.
Trovo che il confronto col babbo più bello d'Italia per quanto possa essere stridente e diametralmente opposto, sia quantomeno utile a capire quanto sia distante nello spirito e nelle modalità dell'affrontare la vita.