Tappa 5 Stockholm - Norrala - 422km
È un grande giorno. Sveglia prestissimo e lasciamo Stoccolma con il buio. Dobbiamo stare attenti a non mettere le ruote nelle strade dove le gomme chiodate sono vietate. Imbocchiamo la tangenziale quando un furgone mi sfanala da dietro e poi accende i lampeggianti. Accosto. Scendono tre poliziotti molto amichevoli e, dopo un controllo del tasso alcolemico e qualche domanda, mi lasciano proseguire. In puro stile Top Gear, Matteo con la ND si era già dileguato all’orizzonte.
Ci dirigiamo verso Grycksbo, nella provincia di Falun. Il navigatore ci porta su una strada molto stretta che, sicuramente, sotto lo spesso strato di neve non è asfaltata. Del circuito che stiamo cercando però non si vede traccia, finché, con la coda dell’occhio, vediamo un Volvo 740 familiare bianco su un carrello, nel mezzo del lago ghiacciato.
Ci siamo.
![[Immagine: IMG_7229.jpg]](https://i.postimg.cc/47jQJ0v9/IMG_7229.jpg)
Quando vado all’estero è sempre emozionante scoprire come la passione per le auto viene vissuta dai locali e cerco sempre di partecipare a qualche evento o almeno di conoscere gli appassionati del posto. L’auto è davvero una passione che connette.
Parcheggiamo e facciamo subito quattro chiacchiere con i ragazzi della Volvo, che nel frattempo scopriamo essere turbo e avere circa 350 cv, equipaggiata con quattro Pirelli Sottozero Ice J1.
Il circuito è praticamente autogestito. Lo spessore del ghiaccio viene verificato e, se ritenuto sicuro, il tracciato viene creato con uno spazzaneve. Per girare basta rispettare gli orari scritti nel gruppo, per il quieto vivere degli abitanti attorno al lago. Si fa una donazione per chi mantiene il circuito, tramite QR code ai lati della pista, e si gira.
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_11h42m36s528.png]](https://i.postimg.cc/WtJ792jq/vlcsnap_2026_03_23_11h42m36s528.png)
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_11h42m46s877.png]](https://i.postimg.cc/Fkcg1xDQ/vlcsnap_2026_03_23_11h42m46s877.png)
Entriamo in pista. La NA si rivela subito divertentissima ma la tanta trazione e la poca potenza giocano a sfavore. Devo continuamente cambiare tra seconda e terza marcia. Anche il circuito, con curve molto larghe, non aiuta: ti ritrovi ai 100 km/h in terza piena di traverso ed è impossibile non ridere come un deficiente, soprattutto quando il volvone ci sorpassa sollevando un muro di neve altissimo e sputando fiamme dallo scarico.
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_12h00m45s185.png]](https://i.postimg.cc/Mv2mNhKN/vlcsnap_2026_03_23_12h00m45s185.png)
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_11h45m01s026.png]](https://i.postimg.cc/8srby1Dn/vlcsnap_2026_03_23_11h45m01s026.png)
Nonostante sia facile iniziare il traverso, non lo è mantenerlo. La pista ha continui cambi di grip e presenta qualche avvallamento che ti costringe a giocare continuamente con gas, sterzo e freno.
Nel frattempo alla festa si aggiungono un paio di SSV motorizzati Yamaha, con un sound incredibile, un’altra Volvo 740 berlina con swap BMW V8 e una Sierra motorizzata BMW S54 che, quando arriva trainata sul carrello, fa tirare al ghiaccio una crepa con un suono molto cupo e preoccupante. Qualcuno dei presenti però mi tranquillizza dicendo che è tutto normale.
Nel frattempo arriva anche una Golf turbo guidata da un paio di ragazzini che andavano veramente a tuono.
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_12h00m19s032.png]](https://i.postimg.cc/pynB02x3/vlcsnap_2026_03_23_12h00m19s032.png)
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_12h00m31s404.png]](https://i.postimg.cc/tYQNwL40/vlcsnap_2026_03_23_12h00m31s404.png)
Io non riesco a smettere di girare. Quattro virgola quattro chilometri di pista divertentissimi ma anche impegnativi. Potrebbe sembrare facile: alla fine non ci sono muretti o rischi di sbattere. In realtà non è così. Se si esce troppo veloci dal tracciato il rischio di ribaltarsi è concreto e infatti il giorno prima è capitato a una Subaru. Poco dopo è il turno di uno degli SSV di ribaltarsi, fortunatamente senza conseguenze.
Si fanno le tre ed è quasi tempo di andare via. Mi riposo un attimo e l’occhio mi cade su una delle gomme posteriori.
Che strano. Mi sembrava di avere le chiodate.
Guardo più da vicino e scopro che avevo perso tutti i chiodi delle gomme posteriori.
Panico.
Uno dei ragazzi con l’SSV, Christopher, nota la mia agitazione e mi chiede se fosse tutto ok. Gli dico di aver perso tutti i chiodi e mi risponde che lui a casa ha quelli avvitabili.
I chiodi non sono economici: uno costa circa 90 centesimi e per ogni gomma ne servono più di cento. Ma mi vengono offerti 200 chiodi per 150 euro. Di nuovo insisto per pagare il prezzo intero, ma ricevo picche. Quindi decido di donare il blocco di Grana Padano da 400 grammi che avevo dietro per gli snack on the road.
Christopher manda quindi la moglie a casa a prendere i chiodi e passo la successiva ora e mezza ad avvitarli sulle gomme posteriori. Cento chiodi non sono sufficienti per una gomma, me ne sarebbero serviti 127, quindi cerco di distribuirli al meglio per evitare di avere la gomma sbilanciata.
![[Immagine: IMG_7270.jpg]](https://i.postimg.cc/qhNGHrKB/IMG_7270.jpg)
![[Immagine: HQQX0622.jpg]](https://i.postimg.cc/tZszGbxw/HQQX0622.jpg)
Ma perché ho perso tutti i chiodi?
Il compound delle gomme è estremamente morbido e andare di traverso è come prendere il chiodo con una pinza e tirarlo fuori. Con una mescola così morbida è molto facile. Non a caso le gomme da ghiaccio hanno un compound molto più duro, vengono gonfiate parecchio e comunque qualche chiodo lo perdono anche loro.
L’ho imparato a mie spese.
Finito il lavoro sui chiodi ripartiamo verso Norrala, dove arriveremo poco dopo l’ora di cena. Le temperature iniziano a scendere parecchio. La ND segna -15.
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_12h02m01s800.jpg]](https://i.postimg.cc/XpSkmT7t/vlcsnap_2026_03_23_12h02m01s800.jpg)
![[Immagine: KCGX6328.jpg]](https://i.postimg.cc/JDsQC8XD/KCGX6328.jpg)
Tappa 6 Norrala - Umeå - 389km
![[Immagine: IMG_7287.jpg]](https://i.postimg.cc/njKqJLzH/IMG_7287.jpg)
![[Immagine: IMG_7282.jpg]](https://i.postimg.cc/Ppn19Ddc/IMG_7282.jpg)
Sveglia all’alba, per prendercela con calma e goderci i colori incredibili dell’inverno a queste latitudini.
Davanti a noi l’orizzonte è quasi indistinguibile dal manto nevoso; solo una sottile linea di alberi separa la terra dal cielo. Con il sorgere del sole tutto si colora lentamente: prima un rosa tenue, poi sempre più acceso, finché il rosa lascia spazio all’azzurro. Il sole, ancora bassissimo, aggiunge sempre piu forte, una sfumatura di giallo intenso che crea una luce perfetta per qualche foto.
![[Immagine: IMG_7303.jpg]](https://i.postimg.cc/ygh0HNdK/IMG_7303.jpg)
Le auto sono coperte da un sottile strato di ghiaccio e l’aria è davvero pungente.
Carichiamo le auto e ci prepariamo alla prima accensione a -15 °C. La NA non ha problemi: per un attimo sembra quasi che la batteria sia scarica, ma con mezzo giro di chiave il motore è già in moto. Anche la ND, dopo un piccolo tentennamento iniziale, parte senza problemi.
![[Immagine: IMG_7310.jpg]](https://i.postimg.cc/WFm0v43D/IMG_7310.jpg)
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![[Immagine: IMG_7294.jpg]](https://i.postimg.cc/qhc2T7Rv/IMG_7294.jpg)
Quel tentennamento però è un segnale che avremmo dovuto cogliere.
Partiamo in direzione Umeå. La strada è pulita e procediamo spediti fino a Sundsvall, dove ci fermiamo per una breve sosta pranzo e una veloce visita al punto panoramico sulla città.
![[Immagine: IMG_7349.jpg]](https://i.postimg.cc/d7ry20GT/IMG_7349.jpg)
Nel frattempo mi si rompe il supporto del cellulare. È la scusa perfetta per entrare in un Biltema, l’equivalente scandinavo di un parco giochi per adulti. C’è di tutto: attrezzatura da campeggio, oggetti per la casa, accessori per l’auto, ferramenta. Ci passerei ore, ma forse è meglio di no, o finisco il budget del viaggio in un solo giorno.
Riprendiamo la strada e poco dopo attraversiamo l’Högakustenbron, l’ottavo ponte sospeso più lungo al mondo e il più lungo della Svezia. Tutto attorno è bianco e ghiacciato e la struttura del ponte, che emerge in mezzo al paesaggio invernale, è davvero impressionante.
![[Immagine: IMG_7363.jpg]](https://i.postimg.cc/5HLCBt8S/IMG_7363.jpg)
Oggi siamo perfettamente in orario, forse anche troppo. Decidiamo quindi di fermarci per un piccolo trekking di un paio d’ore sullo Skuleberget.
Siamo di nuovo completamente soli. La salita attraversa il bosco innevato e, una volta in cima, la vista è spettacolare.
Per fortuna mi sono portato la moka.
Caffettino rinforzante davanti al panorama e torniamo alle auto poco prima che faccia buio.
![[Immagine: IMG_7377.jpg]](https://i.postimg.cc/KKBMPYtJ/IMG_7377.jpg)
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![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_14h05m50s560.png]](https://i.postimg.cc/34Z0qbS5/vlcsnap_2026_03_23_14h05m50s560.png)
Abbiamo ancora un paio d’ore di guida davanti a noi. La temperatura scende fino a -19 °C e il freddo inizia a farsi sentire davvero. La parte finale in gomma dei nostri paraspruzzi rimane rigida e sollevata come il ciuffo di Elvis Presley e sono costretto a usare la mia fidata busta dei surgelati per coprire l’80% del radiatore.
Ora la temperatura del motore la gestisco direttamente io tramite il riscaldamento abitacolo. Riesco a mantenere l’acqua intorno agli 85 gradi e, allo stesso tempo, ad avere una temperatura interna piacevole.
Arriviamo a Umeå senza problemi. Questa sera, per fortuna, abbiamo anche il garage.
Ma in quel garage ci sono veicoli un po’ strani.
Una Subaru WRX apparentemente anonima, ma guardando dentro si capisce subito che è completamente preparata: rollbar, sedili racing, cronometro. Nell’angolo opposto c’è una BMW Serie 1 normale, ma con adesivi di quello che sembra un team. Facciamo una veloce ricerca su Google e scopriamo che proprio quel weekend sarebbe iniziato il Rally di Svezia.
Purtroppo però è solo martedì. Maledico la mia pianificazione per non averci pensato prima. Andiamo a dormire. Ma almeno una parte del rally la voglio vivere e domani ci proveremo.
Tappa 7 Umeå - Muonio 577km
Visto il tappone lunghissimo, che prevedeva l’ingresso nella freddissima Lapponia nella parte finale, e la giornata più corta di un’ora (cosa che abbiamo scoperto solo dopo), partiamo all’alba.
L’itinerario sarebbe dovuto essere tutto autostrada ma, visto il Rally di Svezia, perché non provare a percorrere la strada dello stage 2? Trovo il percorso ufficiale e impostiamo il navigatore su quella che sembra essere una strada non secondaria, neanche terziaria… quasi un sentiero.
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_14h00m03s117.png]](https://i.postimg.cc/B8S0gYKN/vlcsnap_2026_03_23_14h00m03s117.png)
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_13h59m46s629.png]](https://i.postimg.cc/Y4rH3nWL/vlcsnap_2026_03_23_13h59m46s629.png)
Partiamo e ci dirigiamo verso l’entroterra. Fa veramente freddo, circa -13 gradi, e la neve inizia a cadere copiosa. Le strade si fanno sempre più strette e sempre più innevate: guidare sulla neve fresca è uno spettacolo. Le Mazdine sculettano come se fossero estremamente contente di essere guidate in queste condizioni. Siamo in piena campagna, completamente soli, e iniziamo a vedere qualche indicazione delle spectator area sparse qua e là. Siamo sulla strada giusta.
![[Immagine: IMG_7447.jpg]](https://i.postimg.cc/9r9CFq2y/IMG_7447.jpg)
![[Immagine: IMG_7440.jpg]](https://i.postimg.cc/56zbNFJm/IMG_7440.jpg)
Ci avviciniamo alla partenza del secondo stage ma, purtroppo, un muro di neve, probabilmente fatto apposta per impedire a due mascalzoni come noi di rovinare il percorso, ci impedisce di proseguire. Poco male. La strada che abbiamo fatto, e che dovremo rifare per tornare sull’autostrada, è fantastica. A queste temperature la neve non forma uno strato compatto, ma rimane soffice a terra. Le auto sollevano un muro di polvere, come se fossimo nel deserto. Un deserto bianco. La neve si attacca al posteriore e forma uno strato di ghiaccio che copre targa e fanali. Che bello guidare così. Ho un sorriso da ebete stampato in faccia. Ma i chilometri da percorrere sono ancora tanti e abbiamo già allungato parecchio.
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_14h04m57s491.png]](https://i.postimg.cc/QBfrnQQm/vlcsnap_2026_03_23_14h04m57s491.png)
![[Immagine: IMG_7436.jpg]](https://i.postimg.cc/jLftdJTQ/IMG_7436.jpg)
![[Immagine: IMG_7428.jpg]](https://i.postimg.cc/F18h4VMK/IMG_7428.jpg)
Decidiamo di fare una piccola deviazione verso l’arcipelago di Piteå, un insieme di tante piccole isole a nord della Svezia, frequentato principalmente in estate come luogo di vacanza. In inverno tutte le isole sono collegate dall’acqua che forma uno spesso strato di ghiaccio. Ci addentriamo fin dove la strada, strettissima e piena di neve, ce lo permette. La mia NA, più bassa della ND, sfiora la neve con il paraurti anteriore. Non c’è nessuno. Tutte le case sono vuote, usate solamente nei mesi estivi.Che silenzio e che pace. E pensare di essere arrivati fino a qui con due MX-5 è assurdo.
![[Immagine: IMG_7469.jpg]](https://i.postimg.cc/qzK4MCrs/IMG_7469.jpg)
![[Immagine: IMG_7477.jpg]](https://i.postimg.cc/QFrsBxNv/IMG_7477.jpg)
Ripercorriamo la strettissima strada per tornare su quella principale. Affrontiamo una curva a novanta gradi e la ND scodinzola davanti a me. La strada però è larga poco più delle nostre MX-5. Vedo che l’auto non ritorna dritta come dovrebbe e, invece di accelerare, rallenta fino a fermarsi. In una frazione di secondo la ND finisce con il muso nel fossetto a lato della strada, nascosto dalla neve. Questa non ci voleva.
![[Immagine: IMG_7483.jpg]](https://i.postimg.cc/FYQmfsFP/IMG_7483.jpg)
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_14h07m52s248.png]](https://i.postimg.cc/p9st1fQX/vlcsnap_2026_03_23_14h07m52s248.png)
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_14h08m16s151.png]](https://i.postimg.cc/cKFN5R7H/vlcsnap_2026_03_23_14h08m16s151.png)
Il fossetto non è profondo ma è abbastanza per intrappolare la ND, che davanti a me blocca ogni passaggio possibile. Dietro di noi la strada da cui siamo venuti è senza uscita e senza anima viva.
Davanti a noi almeno 5 km di nulla, siamo soli e non abbiamo molto tempo. aAro il bagagliaio per prendere la pala pieghevole e la cinghia da traino, e posiziono l’auto il meglio possibile. Rimuoviamo più neve possibile da sotto la ND e colleghiamo la cinghia ai rispettivi ganci di traino. Stendo la cinghia delicatamente e inizio a tirare. Nulla. La macchina non si muove. Riproviamo con più cattiveria. Nulla.
Il tipo di cinghia non aiuta e ora capisco perché in tutti i Biltema vendono quella elastica invece di quella statica. Con una fune di recupero elastica diventa possibile dare il classico tirone, sfruttando l’energia cinetica senza stressare i punti di ancoraggio. La cinghia, allungandosi, accumula energia che viene poi rilasciata gradualmente. Con una cinghia statica invece è fuori discussione: non tanto perché rischiamo di romperla, ma per il possibile stress sui punti di ancoraggio, che vogliamo assolutamente evitare.
Montiamo quindi le catene sulla ND. Riproviamo. E finalmente riusciamo a liberare l’auto. Il tutto in 40–45 minuti: non male. Togliamo le catene, rimetto tutto nel bagagliaio e ripartiamo. È stato quasi divertente.
![[Immagine: vlcsnap-2026-03-23-14h11m10s647.png]](https://i.postimg.cc/2bxTxGn1/vlcsnap-2026-03-23-14h11m10s647.png)
Ora però massima concentrazione e, per la ND, controlli accesi. Sin dall’inizio del viaggio è sempre sembrata un po’ più nervosa e con meno trazione rispetto alla NA. Passiamo per Gammelstad: uno dei villaggi tradizionali Svedesi meglio conservati e patrimonio Unesco, dove la chiesa è principale è circondata da tante case di legno rosse, tutte simili.
![[Immagine: IMG_7501.jpg]](https://i.postimg.cc/fVhZ3TWq/IMG_7501.jpg)
![[Immagine: IMG_7502.jpg]](https://i.postimg.cc/G41rBhhw/IMG_7502.jpg)
Cala la notte e ci fermiamo per cena appena dopo il confine con la Finlandia. Noto però qualcosa di strano: l’orologio della macchina segna le 19, mentre il mio telefono segna le 20. Abbiamo perso un’ora semplicemente attraversando il confine: la Finlandia è su un altro fuso orario. E abbiamo ancora tre ore di strada.
Prima di ripartire tolgo le coperture di protezione dai miei fari aggiuntivi. Mai modifica fu più azzeccata. La differenza è abissale, anche rispetto ai fari della ND. Guidare con questi fari è molto meno stancante ed è quasi come guidare di giorno. Quasi: perché gli alberi ai lati della strada, completamente ricoperti di ghiaccio e ricurvi verso la carreggiata, sembrano una fila di fantasmi che ci osservano passare pensando:
“Ma guarda questi due pirla dove vanno con queste macchine.”
Il problema di avere luci così potenti, pero', è che l’occhio si abitua. Quando incrocio altre auto e sono costretto a spegnerle passo da vedere tutto a vedere nulla.
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_14h02m05s407.png]](https://i.postimg.cc/67WX0jvZ/vlcsnap_2026_03_23_14h02m05s407.png)
Sulle strade finlandesi iniziamo a fidarci delle auto e viaggiamo tranquilli a 90 km/h sulle larghe statali ricoperte di ghiaccio fino ad arrivare alla nostra destinazione: Muonio. Veniamo accolti da un simpatico Mikki, dove abbiamo prenotato per la notte. Fa freddo. -27 gradi. L'auto tiene a fatica la temperature dell'acqua a regime. Ogni tanto, sono costretto a spegnere il riscaldamento. L’aria gelida ti entra nelle narici e ghiaccia all’istante tutto quello che trova di umidiccio dentro di te. Non è una bella sensazione.
Scopro che il mio cavo per i tappetini riscaldanti è troppo corto per arrivare alla presa fuori dalla casa, e sono troppo stanco per chiedere una prolunga o trovare una soluzione. Andiamo a letto consapevoli che lasciare le auto a quelle temperature per una notte intera sarebbe stato un rischio.
![[Immagine: IMG_7525.jpg]](https://i.postimg.cc/bZHP1cdK/IMG_7525.jpg)
![[Immagine: IMG_7528.jpg]](https://i.postimg.cc/ZWFm6tCy/IMG_7528.jpg)
È un grande giorno. Sveglia prestissimo e lasciamo Stoccolma con il buio. Dobbiamo stare attenti a non mettere le ruote nelle strade dove le gomme chiodate sono vietate. Imbocchiamo la tangenziale quando un furgone mi sfanala da dietro e poi accende i lampeggianti. Accosto. Scendono tre poliziotti molto amichevoli e, dopo un controllo del tasso alcolemico e qualche domanda, mi lasciano proseguire. In puro stile Top Gear, Matteo con la ND si era già dileguato all’orizzonte.
Ci dirigiamo verso Grycksbo, nella provincia di Falun. Il navigatore ci porta su una strada molto stretta che, sicuramente, sotto lo spesso strato di neve non è asfaltata. Del circuito che stiamo cercando però non si vede traccia, finché, con la coda dell’occhio, vediamo un Volvo 740 familiare bianco su un carrello, nel mezzo del lago ghiacciato.
Ci siamo.
![[Immagine: IMG_7229.jpg]](https://i.postimg.cc/47jQJ0v9/IMG_7229.jpg)
Quando vado all’estero è sempre emozionante scoprire come la passione per le auto viene vissuta dai locali e cerco sempre di partecipare a qualche evento o almeno di conoscere gli appassionati del posto. L’auto è davvero una passione che connette.
Parcheggiamo e facciamo subito quattro chiacchiere con i ragazzi della Volvo, che nel frattempo scopriamo essere turbo e avere circa 350 cv, equipaggiata con quattro Pirelli Sottozero Ice J1.
Il circuito è praticamente autogestito. Lo spessore del ghiaccio viene verificato e, se ritenuto sicuro, il tracciato viene creato con uno spazzaneve. Per girare basta rispettare gli orari scritti nel gruppo, per il quieto vivere degli abitanti attorno al lago. Si fa una donazione per chi mantiene il circuito, tramite QR code ai lati della pista, e si gira.
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_11h42m36s528.png]](https://i.postimg.cc/WtJ792jq/vlcsnap_2026_03_23_11h42m36s528.png)
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_11h42m46s877.png]](https://i.postimg.cc/Fkcg1xDQ/vlcsnap_2026_03_23_11h42m46s877.png)
Entriamo in pista. La NA si rivela subito divertentissima ma la tanta trazione e la poca potenza giocano a sfavore. Devo continuamente cambiare tra seconda e terza marcia. Anche il circuito, con curve molto larghe, non aiuta: ti ritrovi ai 100 km/h in terza piena di traverso ed è impossibile non ridere come un deficiente, soprattutto quando il volvone ci sorpassa sollevando un muro di neve altissimo e sputando fiamme dallo scarico.
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_12h00m45s185.png]](https://i.postimg.cc/Mv2mNhKN/vlcsnap_2026_03_23_12h00m45s185.png)
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_11h45m01s026.png]](https://i.postimg.cc/8srby1Dn/vlcsnap_2026_03_23_11h45m01s026.png)
Nonostante sia facile iniziare il traverso, non lo è mantenerlo. La pista ha continui cambi di grip e presenta qualche avvallamento che ti costringe a giocare continuamente con gas, sterzo e freno.
Nel frattempo alla festa si aggiungono un paio di SSV motorizzati Yamaha, con un sound incredibile, un’altra Volvo 740 berlina con swap BMW V8 e una Sierra motorizzata BMW S54 che, quando arriva trainata sul carrello, fa tirare al ghiaccio una crepa con un suono molto cupo e preoccupante. Qualcuno dei presenti però mi tranquillizza dicendo che è tutto normale.
Nel frattempo arriva anche una Golf turbo guidata da un paio di ragazzini che andavano veramente a tuono.
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_12h00m19s032.png]](https://i.postimg.cc/pynB02x3/vlcsnap_2026_03_23_12h00m19s032.png)
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_12h00m31s404.png]](https://i.postimg.cc/tYQNwL40/vlcsnap_2026_03_23_12h00m31s404.png)
Io non riesco a smettere di girare. Quattro virgola quattro chilometri di pista divertentissimi ma anche impegnativi. Potrebbe sembrare facile: alla fine non ci sono muretti o rischi di sbattere. In realtà non è così. Se si esce troppo veloci dal tracciato il rischio di ribaltarsi è concreto e infatti il giorno prima è capitato a una Subaru. Poco dopo è il turno di uno degli SSV di ribaltarsi, fortunatamente senza conseguenze.
Si fanno le tre ed è quasi tempo di andare via. Mi riposo un attimo e l’occhio mi cade su una delle gomme posteriori.
Che strano. Mi sembrava di avere le chiodate.
Guardo più da vicino e scopro che avevo perso tutti i chiodi delle gomme posteriori.
Panico.
Uno dei ragazzi con l’SSV, Christopher, nota la mia agitazione e mi chiede se fosse tutto ok. Gli dico di aver perso tutti i chiodi e mi risponde che lui a casa ha quelli avvitabili.
I chiodi non sono economici: uno costa circa 90 centesimi e per ogni gomma ne servono più di cento. Ma mi vengono offerti 200 chiodi per 150 euro. Di nuovo insisto per pagare il prezzo intero, ma ricevo picche. Quindi decido di donare il blocco di Grana Padano da 400 grammi che avevo dietro per gli snack on the road.
Christopher manda quindi la moglie a casa a prendere i chiodi e passo la successiva ora e mezza ad avvitarli sulle gomme posteriori. Cento chiodi non sono sufficienti per una gomma, me ne sarebbero serviti 127, quindi cerco di distribuirli al meglio per evitare di avere la gomma sbilanciata.
![[Immagine: IMG_7270.jpg]](https://i.postimg.cc/qhNGHrKB/IMG_7270.jpg)
![[Immagine: HQQX0622.jpg]](https://i.postimg.cc/tZszGbxw/HQQX0622.jpg)
Ma perché ho perso tutti i chiodi?
Il compound delle gomme è estremamente morbido e andare di traverso è come prendere il chiodo con una pinza e tirarlo fuori. Con una mescola così morbida è molto facile. Non a caso le gomme da ghiaccio hanno un compound molto più duro, vengono gonfiate parecchio e comunque qualche chiodo lo perdono anche loro.
L’ho imparato a mie spese.
Finito il lavoro sui chiodi ripartiamo verso Norrala, dove arriveremo poco dopo l’ora di cena. Le temperature iniziano a scendere parecchio. La ND segna -15.
![[Immagine: vlcsnap_2026_03_23_12h02m01s800.jpg]](https://i.postimg.cc/XpSkmT7t/vlcsnap_2026_03_23_12h02m01s800.jpg)
![[Immagine: KCGX6328.jpg]](https://i.postimg.cc/JDsQC8XD/KCGX6328.jpg)
Tappa 6 Norrala - Umeå - 389km
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Sveglia all’alba, per prendercela con calma e goderci i colori incredibili dell’inverno a queste latitudini.
Davanti a noi l’orizzonte è quasi indistinguibile dal manto nevoso; solo una sottile linea di alberi separa la terra dal cielo. Con il sorgere del sole tutto si colora lentamente: prima un rosa tenue, poi sempre più acceso, finché il rosa lascia spazio all’azzurro. Il sole, ancora bassissimo, aggiunge sempre piu forte, una sfumatura di giallo intenso che crea una luce perfetta per qualche foto.
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Le auto sono coperte da un sottile strato di ghiaccio e l’aria è davvero pungente.
Carichiamo le auto e ci prepariamo alla prima accensione a -15 °C. La NA non ha problemi: per un attimo sembra quasi che la batteria sia scarica, ma con mezzo giro di chiave il motore è già in moto. Anche la ND, dopo un piccolo tentennamento iniziale, parte senza problemi.
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Quel tentennamento però è un segnale che avremmo dovuto cogliere.
Partiamo in direzione Umeå. La strada è pulita e procediamo spediti fino a Sundsvall, dove ci fermiamo per una breve sosta pranzo e una veloce visita al punto panoramico sulla città.
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Nel frattempo mi si rompe il supporto del cellulare. È la scusa perfetta per entrare in un Biltema, l’equivalente scandinavo di un parco giochi per adulti. C’è di tutto: attrezzatura da campeggio, oggetti per la casa, accessori per l’auto, ferramenta. Ci passerei ore, ma forse è meglio di no, o finisco il budget del viaggio in un solo giorno.
Riprendiamo la strada e poco dopo attraversiamo l’Högakustenbron, l’ottavo ponte sospeso più lungo al mondo e il più lungo della Svezia. Tutto attorno è bianco e ghiacciato e la struttura del ponte, che emerge in mezzo al paesaggio invernale, è davvero impressionante.
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Oggi siamo perfettamente in orario, forse anche troppo. Decidiamo quindi di fermarci per un piccolo trekking di un paio d’ore sullo Skuleberget.
Siamo di nuovo completamente soli. La salita attraversa il bosco innevato e, una volta in cima, la vista è spettacolare.
Per fortuna mi sono portato la moka.
Caffettino rinforzante davanti al panorama e torniamo alle auto poco prima che faccia buio.
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Abbiamo ancora un paio d’ore di guida davanti a noi. La temperatura scende fino a -19 °C e il freddo inizia a farsi sentire davvero. La parte finale in gomma dei nostri paraspruzzi rimane rigida e sollevata come il ciuffo di Elvis Presley e sono costretto a usare la mia fidata busta dei surgelati per coprire l’80% del radiatore.
Ora la temperatura del motore la gestisco direttamente io tramite il riscaldamento abitacolo. Riesco a mantenere l’acqua intorno agli 85 gradi e, allo stesso tempo, ad avere una temperatura interna piacevole.
Arriviamo a Umeå senza problemi. Questa sera, per fortuna, abbiamo anche il garage.
Ma in quel garage ci sono veicoli un po’ strani.
Una Subaru WRX apparentemente anonima, ma guardando dentro si capisce subito che è completamente preparata: rollbar, sedili racing, cronometro. Nell’angolo opposto c’è una BMW Serie 1 normale, ma con adesivi di quello che sembra un team. Facciamo una veloce ricerca su Google e scopriamo che proprio quel weekend sarebbe iniziato il Rally di Svezia.
Purtroppo però è solo martedì. Maledico la mia pianificazione per non averci pensato prima. Andiamo a dormire. Ma almeno una parte del rally la voglio vivere e domani ci proveremo.
Tappa 7 Umeå - Muonio 577km
Visto il tappone lunghissimo, che prevedeva l’ingresso nella freddissima Lapponia nella parte finale, e la giornata più corta di un’ora (cosa che abbiamo scoperto solo dopo), partiamo all’alba.
L’itinerario sarebbe dovuto essere tutto autostrada ma, visto il Rally di Svezia, perché non provare a percorrere la strada dello stage 2? Trovo il percorso ufficiale e impostiamo il navigatore su quella che sembra essere una strada non secondaria, neanche terziaria… quasi un sentiero.
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Partiamo e ci dirigiamo verso l’entroterra. Fa veramente freddo, circa -13 gradi, e la neve inizia a cadere copiosa. Le strade si fanno sempre più strette e sempre più innevate: guidare sulla neve fresca è uno spettacolo. Le Mazdine sculettano come se fossero estremamente contente di essere guidate in queste condizioni. Siamo in piena campagna, completamente soli, e iniziamo a vedere qualche indicazione delle spectator area sparse qua e là. Siamo sulla strada giusta.
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Ci avviciniamo alla partenza del secondo stage ma, purtroppo, un muro di neve, probabilmente fatto apposta per impedire a due mascalzoni come noi di rovinare il percorso, ci impedisce di proseguire. Poco male. La strada che abbiamo fatto, e che dovremo rifare per tornare sull’autostrada, è fantastica. A queste temperature la neve non forma uno strato compatto, ma rimane soffice a terra. Le auto sollevano un muro di polvere, come se fossimo nel deserto. Un deserto bianco. La neve si attacca al posteriore e forma uno strato di ghiaccio che copre targa e fanali. Che bello guidare così. Ho un sorriso da ebete stampato in faccia. Ma i chilometri da percorrere sono ancora tanti e abbiamo già allungato parecchio.
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Decidiamo di fare una piccola deviazione verso l’arcipelago di Piteå, un insieme di tante piccole isole a nord della Svezia, frequentato principalmente in estate come luogo di vacanza. In inverno tutte le isole sono collegate dall’acqua che forma uno spesso strato di ghiaccio. Ci addentriamo fin dove la strada, strettissima e piena di neve, ce lo permette. La mia NA, più bassa della ND, sfiora la neve con il paraurti anteriore. Non c’è nessuno. Tutte le case sono vuote, usate solamente nei mesi estivi.Che silenzio e che pace. E pensare di essere arrivati fino a qui con due MX-5 è assurdo.
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Ripercorriamo la strettissima strada per tornare su quella principale. Affrontiamo una curva a novanta gradi e la ND scodinzola davanti a me. La strada però è larga poco più delle nostre MX-5. Vedo che l’auto non ritorna dritta come dovrebbe e, invece di accelerare, rallenta fino a fermarsi. In una frazione di secondo la ND finisce con il muso nel fossetto a lato della strada, nascosto dalla neve. Questa non ci voleva.
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Il fossetto non è profondo ma è abbastanza per intrappolare la ND, che davanti a me blocca ogni passaggio possibile. Dietro di noi la strada da cui siamo venuti è senza uscita e senza anima viva.
Davanti a noi almeno 5 km di nulla, siamo soli e non abbiamo molto tempo. aAro il bagagliaio per prendere la pala pieghevole e la cinghia da traino, e posiziono l’auto il meglio possibile. Rimuoviamo più neve possibile da sotto la ND e colleghiamo la cinghia ai rispettivi ganci di traino. Stendo la cinghia delicatamente e inizio a tirare. Nulla. La macchina non si muove. Riproviamo con più cattiveria. Nulla.
Il tipo di cinghia non aiuta e ora capisco perché in tutti i Biltema vendono quella elastica invece di quella statica. Con una fune di recupero elastica diventa possibile dare il classico tirone, sfruttando l’energia cinetica senza stressare i punti di ancoraggio. La cinghia, allungandosi, accumula energia che viene poi rilasciata gradualmente. Con una cinghia statica invece è fuori discussione: non tanto perché rischiamo di romperla, ma per il possibile stress sui punti di ancoraggio, che vogliamo assolutamente evitare.
Montiamo quindi le catene sulla ND. Riproviamo. E finalmente riusciamo a liberare l’auto. Il tutto in 40–45 minuti: non male. Togliamo le catene, rimetto tutto nel bagagliaio e ripartiamo. È stato quasi divertente.
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Ora però massima concentrazione e, per la ND, controlli accesi. Sin dall’inizio del viaggio è sempre sembrata un po’ più nervosa e con meno trazione rispetto alla NA. Passiamo per Gammelstad: uno dei villaggi tradizionali Svedesi meglio conservati e patrimonio Unesco, dove la chiesa è principale è circondata da tante case di legno rosse, tutte simili.
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Cala la notte e ci fermiamo per cena appena dopo il confine con la Finlandia. Noto però qualcosa di strano: l’orologio della macchina segna le 19, mentre il mio telefono segna le 20. Abbiamo perso un’ora semplicemente attraversando il confine: la Finlandia è su un altro fuso orario. E abbiamo ancora tre ore di strada.
Prima di ripartire tolgo le coperture di protezione dai miei fari aggiuntivi. Mai modifica fu più azzeccata. La differenza è abissale, anche rispetto ai fari della ND. Guidare con questi fari è molto meno stancante ed è quasi come guidare di giorno. Quasi: perché gli alberi ai lati della strada, completamente ricoperti di ghiaccio e ricurvi verso la carreggiata, sembrano una fila di fantasmi che ci osservano passare pensando:
“Ma guarda questi due pirla dove vanno con queste macchine.”
Il problema di avere luci così potenti, pero', è che l’occhio si abitua. Quando incrocio altre auto e sono costretto a spegnerle passo da vedere tutto a vedere nulla.
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Sulle strade finlandesi iniziamo a fidarci delle auto e viaggiamo tranquilli a 90 km/h sulle larghe statali ricoperte di ghiaccio fino ad arrivare alla nostra destinazione: Muonio. Veniamo accolti da un simpatico Mikki, dove abbiamo prenotato per la notte. Fa freddo. -27 gradi. L'auto tiene a fatica la temperature dell'acqua a regime. Ogni tanto, sono costretto a spegnere il riscaldamento. L’aria gelida ti entra nelle narici e ghiaccia all’istante tutto quello che trova di umidiccio dentro di te. Non è una bella sensazione.
Scopro che il mio cavo per i tappetini riscaldanti è troppo corto per arrivare alla presa fuori dalla casa, e sono troppo stanco per chiedere una prolunga o trovare una soluzione. Andiamo a letto consapevoli che lasciare le auto a quelle temperature per una notte intera sarebbe stato un rischio.
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