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Con una NA a Caponord
#61
Tappa 10 Olderfjord - Tromsø 487km

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Comincia il viaggio di ritorno, che ci porterà lungo le difficili coste norvegesi, spesso sottoposte a venti forti e continui cambi di temperatura attorno allo zero che possono rendere le strade impraticabili. Vista la lunghezza della tappa, partiamo prima dell'alba: nonostante il chilometraggio, Maps ci avvisa che ci vorranno 8 ore per percorrerla. Dobbiamo riprendere la strada che collega Alta con Olderfjord, quella che due giorni prima avevamo percorso nel buio completo. Questa mattina sono rilassato, forse perché davanti a me c'è uno spettacolo unico e io ci sono dentro, con un'auto che fino ad ora è stata fantastica. All'inizio, la lingua di asfalto si inerpica sulle montagne, circondata dai boschi e illuminata dalla fioca luce dell'alba ma, una volta arrivati sull'altipiano, le curve si fanno dolci, quasi inesistenti, e il paesaggio si apre su una distesa infinita di bianco. L'alba regala al cielo un colore giallo intenso che filtra dal mio finestrino ghiacciato internamente.

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È strano pensare che siamo sulla via del ritorno, ma ancora lontanissimi da casa. Tutto può ancora succedere, ma le due Mazda procedono senza problemi. Ora le temperature si stanno alzando di nuovo, siamo a circa -10°C e a noi, dopo essere stati a -35, sembra caldo. Passata Alta inizia lo spettacolo dei fiordi e capiamo che forse non riusciremo a chiudere la tappa in 8 ore: ci fermiamo a ogni piazzola di sosta per fare due foto. Dopo ogni curva il paesaggio cambia e ormai mi si è seccata la gola a furia di stare a bocca aperta per lo stupore.

Lungo la strada ci incontriamo con un gruppo di ragazzi che dalla Svezia, con una vecchia Volvo, stavano andando anche loro a Caponord. Ci eravamo scritti tramite Instagram e ci tenevo particolarmente ad incontrarli. Il proprietario dell'indistruttibile ammiraglia svedese è stato uno dei primi a scrivermi dopo aver aperto il profilo e incontrare altri appasionati è sempre un piacere.

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Arriva l'ora di pranzo e troviamo un posto fantastico dove fermarci. Pranzo con vista, a base di pane e salmone, che diventerà quasi un'abitudine da qui in avanti. Una cosa che adoro qui, condivisa tra Svezia, Finlandia e Norvegia, è il polarbrød. Rimane morbido a lungo e non si secca neanche a temperature proibitive e, con il salmone, è spaziale. Resterei qui a mangiare quintali di salmone e pane, ma dobbiamo ripartire.

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Forse l'aver raggiunto Caponord ha reso tutto più facile? Forse è la piccola mazdina che rende tutto così divertente? Forse è il paesaggio magnifico attraverso il quale stiamo guidando? Probabilmente un mix di tutto, ma io mi sento veramente rilassato. Il sole scompare e ci ritroviamo dentro una nevicata e io, dentro al caldo abitacolo della NA, mi godo tutta la strada.

Avvicinandoci a Tromsø il sole si mostra di nuovo e arriviamo in città poco dopo il tramonto. Devo correre in aeroporto a prendere un pacchetto speciale: ci ha raggiunto Julie, la povera ragazza che sopporta me e le mie idee strambe di guidare una MX-5 qua. Per chi ha visitato Tromsø sa quanto siano ripide le stradine della città, ma non abbiamo problemi, le due piccole MX-5 sono perfette! Finalmente possiamo farci una birra e ci dirigiamo al pub più antico di Tromsø, con oltre 72 birre alla spina. La mia passione per le porter e le barley wine mi costa cara: 18 euro per 25 cl di birra.

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Tappa 11 Tromsø - Tromsø

Oggi ci riposiamo. Dopo giorni di guida rimaniamo qui per visitare la città, che è davvero una chicca. La piccola isola è connessa al fiordo tramite due ponti opposti: sembra che abbia una passione per i ponti, ma la realtà è che qui fanno davvero impressione. È abbastanza strano dover stare qui oggi, dopo 10 giorni di guida verrebbe quasi spontaneo continuare per inerzia ma un giorno di riposo ci voleva, soprattutto considerando il ritmo dei giorni passati.

Avere qui Julie, la santa che mi sopporta, è altrettanto piacevole. Voleva in qualche modo far parte dell'avventura ed era una scusa per poter vedere l'aurora. Peccato che, in questi due giorni, sarà sempre nuvoloso. Ci dirigiamo verso Fjellheisen per prendere la cabinovia che raggiunge quasi la cima del monte Storsteinen: da qui c'è una vista magnifica ma anche un vento talmente forte che si fatica a restare in piedi. Qui scopriamo il brunost: formaggio dal colore marrone scuro, dato dagli zuccheri che vengono caramellati durante la bollitura del latte. Mangiato assieme a un buon waffle norvegese e un po' di marmellata è buonissimo. Sarà che sono di buona forchetta ma me ne sono portato a casa 1 kg e, quando finirà, sarò molto triste.

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Dopo esserci goduti il panorama scendiamo verso l'Arctic Cathedral, che con la sua architettura particolare risalta nel paesaggio, soprattutto di sera ma, a mio parere, la cattedrale principale (Tromsø Cathedral) è più interessante, essendo l'unica cattedrale interamente in legno in Norvegia. Qualcosa di invece estremamente interessante da vedere è il Polar Museum, museo che ripercorre la storia della caccia e delle spedizioni norvegesi alle Svalbard e in Groenlandia (che avvenivano in inverno). Se non la conoscete, leggetevi la storia della spedizione del "Fram", perché sembra quasi fantascienza.

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Tromsø è una bellissima città di giorno, ma è durante la sera che dà il meglio di sé. Le casette di legno colorate, assieme al paesaggio bianco e alle miriadi di luci accese lungo le piccole vie, creano davvero uno spettacolo unico. Camminando nel punto più alto del centro si può godere di una vista a 360 gradi sull'isola. Ma è già tempo di riposare per il giorno successivo.

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Tappa 12 Tromsø - Gryllefjord 141 km

La mattina seguente riporto Julie in aeroporto, andrà a Oslo per qualche giorno, mentre noi ci prepariamo per una delle strade più belle della Norvegia. Il tempo non è dei migliori, nevica e le strade si riempiono nuovamente di neve fresca. La prima parte di strada è bellissima, talmente bella che a ogni piazzola ci fermiamo per fare due foto e ammirare il paesaggio. La neve oggi è pesante e si infila in mezzo ai cerchi, creando qualche problema di bilanciamento: ci dobbiamo fermare per pulire il canale dal ghiaccio accumulato nei giorni passati e nei primi chilometri di oggi.

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Ci fermiamo in una spiaggia dove l'acqua è di un azzurro acceso, amplificato dal fatto che tutto il resto è bianco. La mia MX-5, con il suo rosso acceso, dona ancora più contrasto alla scena, mentre la ND, bianca come la neve, si mimetizza sulla strada. Ci perdiamo fin troppo nel paesaggio, dimenticandoci che avevamo un traghetto da prendere. Arriviamo dietro la fila di auto per ultimi, una fila che sembra troppo lunga per un solo traghetto. Sono le 9 di mattina e il prossimo partirebbe solo alle 16. Conto le auto in fila: trentadue. Conto quelle che scendono dal traghetto: meno di venti. Giornata rovinata? No. E questo ancora grazie alle auto che stiamo guidando. Essendo così piccole riusciamo a incastrarci nel poco spazio rimasto.

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La traversata, che ci porterà sull'isola di Senja, dura circa 40 minuti, nei quali sgranocchiamo qualcosa preso dal bar self service a bordo. Durante la traversata il tempo peggiora, ma non ci facciamo troppo caso. Gli speaker annunciano che tra poco arriveremo a destinazione e ci dirigiamo alle auto. Il muso della nave si apre e le auto iniziano a scorrere, siamo gli ultimi a scendere e, non appena mettiamo il muso fuori, scopriamo perché tutti stanno procedendo così lentamente. Una fitta nevicata copre completamente la visuale sulla strada e su tutto attorno nel raggio di 50 metri, i fiocchi sono così spessi che si fa veramente fatica a distinguere il camion overlander che abbiamo di fronte. Procediamo molto lentamente. Un po' sono dispiaciuto, perché la strada in cui siamo ora offre paesaggi incredibili, impossibili da vedere con un tempo così.

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Vista la tappa corta, abbiamo deciso di prenderci un momento di relax e deviamo verso Fjordgård. Il tunnel verso il paese ci dà un momento di tregua dalla bufera, ma durerà solo 1 km. Ci prepariamo a tornare dentro al caos bianco appena intravediamo la fine del tunnel, ma dall'altra parte è come essere catapultati in un altro mondo. Il cielo è quasi sereno e non nevica più. Incredibile.

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La piccola sauna è in pratica una chiatta galleggiante ormeggiata nel piccolo porto del fiordo. C'è una piccola stanza per cambiarsi e si entra nella sauna con vista sul fiordo di fronte. In un'ora di sauna ci concediamo anche un paio di bagnetti in acque gelide. All'uscita incontriamo Francesco Furlani e Giulio Ballardini, due ragazzi che stanno viaggiando in giro per Scandinavia e Finlandia a bordo di un pick-up Ford e dormendo nella tenda da tetto. Dopo un pranzo con loro ripartiamo verso la nostra destinazione.

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La strada si fa tortuosa e deserta, con continui saliscendi e dietro ogni scollinamento c'è sempre un paesaggio spettacolare. Stiamo guidando lungo le acque del Mare di Norvegia, e questo significa esporre le auto a tanto sale. Ma in quel momento non ci pensiamo, non ci interessa. Ora che la sfida di arrivare a Caponord è passata ci stiamo godendo la strada al 100%, lasciandoci andare a qualche traverso di tanto in tanto e fermandoci in aree di sosta spettacolari per goderci il silenzio attorno a noi (solo dopo aver spento le auto, soprattutto la NA che fa un baccano non indifferente).

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Il tramonto ormai sta lasciando spazio al buio e ci fermiamo per l'ultimo highlight della tappa: the Devil's Jaw, un gruppo di montagne che ricordano i denti appuntiti di qualche creatura mitologica. Senja non ha deluso le aspettative per nulla.

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#62
S-P-E-T-T-A-C-O-L-A-R-E!!!!!

Mi piace tantissimo la narrazione e foto dell'avventura, complimenti ancora!!!!
Avevo poche passioni... il mio amico a 4 zampe, la mia Harley e la mia compagna di vita!!!
E ora finalmente posso aggiungere la quarta.... una bella ND!!!!!

Ora come ora ho un vuoto incolmabile, il mio supererore non c'è più e mi manca da morire sentire le zampette che corrono verso di me...
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#63
(28-03-2026, 10:55)ilnaco Ha scritto: Mamma mia che spettacolo.
Alcune foto son così belle che me le vorrei stampare anche io
Non oso immaginare come sia stato viverlo


Inviato dal mio iPhone utilizzando Tapatalk

Naco dimmi quelle che ti piacciono te le mando in HD (no copyrightsss). 
Dal vivo certi posti erano abbastanza assurdi soprattutto da dentro una NA.

(28-03-2026, 13:47)nic65 Ha scritto: Anche mettersi a giocare nella pista ghiacciata così distanti da casa credo sia stato molto coraggioso


Inviato dal mio iPhone utilizzando Tapatalk

La pista era molto larga ma si arrivavano a velocità di 100/120km/h. Il problema principale è uscire sulla fresca di traverso: ci si ribalta abbastanza facilmente.

(03-04-2026, 10:49)SauroHD Ha scritto: S-P-E-T-T-A-C-O-L-A-R-E!!!!!

Mi piace tantissimo la narrazione e foto dell'avventura, complimenti ancora!!!!

Grazie mille. Sto preparando le prossime tappe spero di finire a breve.
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#64
Per chi ci sarà ci vediamo a Varano per fare due chiacchere. Sarò presente per tutto l'evento!

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#65
Tappa 13 Gryllefjord - Svolvær 353 km

Forse avremmo dovuto rimanere qualche giorno in più a Senja, o forse non sapevamo ancora cosa ci aspettasse dopo. Ma la strada per tornare è ancora lunga e oggi dobbiamo avvicinarci alle Lofoten. Prima di iniziare quella che sarebbe stata un'altra tappa decisamente sorprendente, torniamo a un punto panoramico della sera prima, anche se così facendo stiamo allungando la strada. Ma non importa, perché il paesaggio è magnifico, tanto quanto lo era al tramonto il giorno prima. E poi la strada ha due tornanti perfetti per permettere alla mazdina di stamparmi la solita risata da ebete quando la si mette di traverso su queste strade coperte di ghiaccio.

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Ormai, dopo tanti km e giorni di guida su strade magnifiche tra neve e ghiaccio, dovremmo essere abituati a ciò che ci sta intorno. E invece succede completamente il contrario: più continuiamo e più fatichiamo a credere ai paesaggi che ci si piazzano davanti. Do una pacca al cruscotto: "che macchina!". Ci fermiamo in una pasticceria per colazione e incontriamo una signora romana, trasferitasi con il marito 20 anni fa. A volte ho veramente la sensazione che noi italiani siamo proprio dappertutto.

Attraversiamo il Tjeldsund Bridge, che sancisce il nostro ingresso nelle Lofoten, e ci fermiamo poco dopo per goderci la vista e un ennesimo pranzo a base di pane e salmone con caffè finale. Da qui incontriamo le prime gallerie e capisco subito perché mi avessero consigliato di installare un filtro abitacolo: l'aria si fa subito pesante, l'odore di polvere è fortissimo e devo inserire subito il ricircolo. Dentro al tunnel c'è una fitta foschia creata da un mix di gas di scarico, polvere alzata dall'asfalto consumato dai chiodi e dall'acqua salata che viene sparata in aria dal passaggio delle auto.

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La nostra destinazione è Svolvær, città che ruota attorno alla pesca del merluzzo bianco e si sente: veniamo accolti da un forte odore che rimarrà fino alla nostra partenza il mattino successivo.

Tappa 14 Svolvær - Nusfjord 105 km

Ci svegliamo con calma, oggi abbiamo solo 105 km da percorrere ma tanti posti da visitare qui alle Lofoten. Fuori purtroppo nevica, speravamo in un po' di sole per goderci i colori del mare che, senza di esso, risulta nero. Scopriremo poi durante la giornata che il sole non ci sarebbe servito per goderci certi colori. Guidiamo per un breve tratto fino al primo villaggio di pescatori che incontriamo lungo la strada: Henningsvær. Il vento soffia parecchio forte e ci spara la neve in faccia, sensazione non proprio piacevole ma poi noto un paio di navi partire per il mare agitato e penso che, alla fine, il vento tanto male non è.

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Il villaggio è silenzioso, ci sono poche persone e anche pochi turisti. Avvicinandoci al mare iniziamo a intravedere distese di pesci appesi a strutture di legno, sono dappertutto, tutte orientate in modo da avere il ventre del pesce verso il mare. Siamo in piena stagione per la produzione del tørrfisk, si vede e si sente. I pesci sono disposti in questa maniera per favorire la loro essiccazione e salatura in modo naturale. Il forte vento alza una brina molto salata, la stessa che ci sta bagnando mentre camminiamo tra le distese di pesce appeso ad essiccare.

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Riprendiamo la strada e facciamo una breve visita al museo vichingo. Qui sono stati ritrovati i resti del più grande edificio del periodo vichingo in Norvegia. La struttura è una riproduzione, ma decisamente suggestiva. La breve visita ci permette di inserire nella tappa un breve trekking che avevamo considerato il giorno prima. Anzi, l'unico possibile perché, con la neve caduta nei giorni precedenti e il vento forte, il rischio valanghe era salito a 4 su 5 e il monte Eltofttuva era l'unico percorso segnalato privo di zone di rilascio e fuori dalle zone di runout.

Iniziamo la scalata: senza ciaspole è molto faticoso, la neve arriva al ginocchio e ogni passo è un'impresa. Nonostante il piccolo dislivello di 300 metri, arriviamo in cima dopo un'ora. Il vento è fortissimo ma la vista batte tutta la fatica del momento. Eccoli i colori che stavamo cercando.

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Tornati alle auto, dopo una breve discesa quasi rotolando, ci cambiamo e ci dirigiamo verso la spiaggia di Uttakleiv. La strada per arrivarci è stretta e abbastanza impervia e il meteo aiuta a renderla ancora più suggestiva. La spiaggia è magnifica, incastonata nelle montagne, deserta, e con la luce che sta calando mette quasi in soggezione. L'ingresso con le auto è a pagamento, tramite lettura targa ma, a quanto pare, per i sistemi norvegesi risulta impossibile che un'auto di 30 anni fa sia arrivata dall'Italia fino a qui. La mia targa non risulta nei sistemi e non viene letta.

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Ripercorriamo la piccola stradina senza uscita per prenderne un'altra, sempre senza uscita e altrettanto suggestiva: la strada che porta a Nusfjord, forse il villaggio più famoso delle Lofoten. Il fiordo è strettissimo e dall'abitacolo della mazdina non riesco a vedere dove finisce la montagna sulla mia sinistra. Arrivo con il buio, sono da solo perché Matteo, il mio compagno di viaggio, è stanco e si è diretto verso l'hotel. Il villaggio è deserto, le uniche persone che incontro sono dentro il bar a prendere un caffè.

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Bar che un tempo era in realtà un negozio che copriva tutte le esigenze del villaggio, soprattutto nella stagione della pesca del merluzzo, che avviene in inverno e, un tempo, il villaggio era accessibile solo via mare. L'emozione di arrivare a Caponord ha lasciato spazio a un profondo stato di calma. Nonostante il tempo non ideale, il vento e il freddo, mi sento rilassato. Forse è perché abbiamo rallentato tantissimo, o forse perché dopo i problemi affrontati mi sento sicuro di poterne affrontare altri? Non credo di avere una risposta. Ma mi godo il momento e la strada per l'hotel. Il giorno seguente sarà il nostro ultimo giorno alle Lofoten.

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Tappa 15 Nusfjord - Bodø 50 km + traghetto

Tappa cortissima per questo ultimo giorno alle Lofoten. Decidiamo di tornare a Nusfjord per godercela anche con la luce del sole e perderci nelle scogliere attorno al villaggio. Anche oggi il tempo non è dei migliori e la temperatura si è alzata sopra lo zero. Questo ha causato non pochi problemi: tutto il ghiaccio sulla strada è ricoperto da uno strato di acqua e sale e, guidando su questa superficie, si ha la sensazione di star manovrando una nave. Gli input si trasmettono tutti in ritardo e l'auto sembra galleggiare.

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La strada per arrivare alla fine delle Lofoten però è magnifica. Se ieri guidavamo su e giù tra stretti fiordi, oggi costeggiamo il mare, percorrendo ponti decisamente alti per passare da un'isola all'altra. Le auto sono piene di sale e, quando l'acqua si asciuga sul soft top, lascia delle striature bianche inequivocabili.

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Arriviamo ad Å, la città con il nome più corto del mondo e, vista la fila per fare la foto al cartello, decido di fare una foto assieme al quadro elettrico del misero faro di Å (anche per questo faro c'era fila, non chiedetemi perché). Avremmo voluto avere più tempo qui alle Lofoten, ma il traghetto per Bodø ci aspetta alle 20 per una traversata di 3 ore e 45 minuti.

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Traversata durante la quale speravamo di dormire, ma le onde da 5 metri di quel giorno hanno deciso di no. Non ho mai sofferto il mal di mare, ma quelle 3 ore mi hanno messo a dura prova: le onde superavano la prua per infrangersi sulla vetrata del traghetto ed era difficile stare in piedi. Se avete una NA sapete quanto sia poco efficace il freno a mano. Per fortuna, non so come, nessuna auto si era mossa di un centimetro, al contrario del nostro stomaco. Arriviamo a Bodø esausti.

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Tappa 16 Bodø - Glomfjord 151km

Questa giornata e' stata forse quella con meno aspettative, ma che ci ha invece regalato dei momenti e delle esperienze indimenticabili. Fortunatamente abbiamo pochi chilometri da percorrere, e il primo obbiettivo di giornata e' dare una sciacquata alle auto e rimuovere 1/2g di sale delle Lofoten che ci siamo portati con noi. Nonostante possa sembrare inutile lavare l'auto, perche' tanto tornera' sporca dopo pochi chilometri, in realta' aiuta ad evitare eccessivo accumulo di sale e sabbia: piu' si lascia sulle superfici, piu' e' facile per sale e sabbia accumularsi sulle superfici.

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La giornata e' splendida, finalmente un po' di sole e Cielo sereno. Ci dirigiamo verso Salstraumen, dove ci aspetta un ponte altissimo sopra quelle che sono le acque con la corrente di marea piu forte del mondo e si vede. L'acqua crea mulinelli quasi ipnotici e, ammirarli dall'alto del ponte mette leggermente a disagio anche perche' il ponte e' veramente alto: non consigliato a chi soffre di vertigini. L'acqua scorre a circa 40km/h e ogni 6ore, dopo aver passato un piccolo periodo di ristango, ricomincia a fluire dalla parte opposta in un ciclo infinito. Affascinante.

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Visto il tempo a disposizione decidiamo di infilarci in una piccola strada senza uscita che porta ad una spiaggia: Langsanden. Non mi aspettavo nulla di che, ma mi sbagliavo. Come tante alter volte durante il viaggio ci troviamo da soli, con un sole magnifico, in questa spiaggia larghissima e completamente ricoperta dalla neve se non per la piccola parte sul bagnasciuga. Spendiamo un po' di tempo li, per poi spostarci per una breve visita ad una spiaggia opposta: Flosanden. Non suggestiva quanto la prima, ma ci offre una vista magnifica su Langsanden. Perdiamo abbastanza la cognizione del tempo, sono le 15 e non abbiamo ancora pranzato.

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Troviamo un'area di sosta, una di quelle molto "instagrammabili" e infatti la ritrovo in copertina di "toilets of the world" di Lonely Planet. In effetti e' forse il bagno pubblico piu' bello che abbia mai visto. E la vista di fronte all'area di sosta e' incredibile, amplificata dalla luce rosa che sta portando il tramonto. Mangiamo li' l'ennesimo salmone congelandoci le chiappe sulle panchine di cemento.

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Arriviamo a Glomfjord per ora di cena, in uno dei 2 hotel del piccolo paese da 1000 abitanti. Mentre scarichiamo le auto si ferma un ragazzo del posto a chiaccherare, ci mostra le foto della sua ex Subaru WRX, ora rottamata perche' diventata un blocco di ruggine, e ci avvisa della strada che dovremo affrontare il giorno dopo: poche barriere, fossi molto profondi e curve cieche e anche lui e' stato vittima di quell tratto di strada. Ce lo conferma mostrandoci una foto del suo pick-up ribaltato in un fosso. Staremo attenti.

Ceniamo a proviamo a chiedere all'albergatore se conosce qualche sauna nei dintorni e si, conosce proprio la persona che ne ha costruita una qualche mese prima, sulle sponde del laghetto del paese. Lo chiama e fissiamo appuntamento alle 21 in sauna. Ci accoglie Als accompagnato da sua nipote e un'amica, la sauna e' completamente in lengo ed alimentata da una stufa a legna. La sauna ha una vetrata frontale da cui si puo' ammirare il piccolo lago di fronte a noi.

Chiaccheriamo piacevolmente per mezz'ora confrontando i nostri due paesi di origine e parlando anche delle enormi differenze tra nord e sud Norvegia fino a che Als dice: "e' ora". Ora per cosa? Del bagno. Usciamo fuori, in costume a -7 gradi. Ci dirigiamo verso il lago, che dista pochi metri, e in particolare verso un buco fatto nel ghiaccio, grande appena per farci entrare una persona. Camminare a piedi nudi sulla neve è come camminare su un tappeto di aghi e attendiamo il nostro turno per il bagno freddo tremolanti. Arriva il mio turno, mi immergo lentamente fino al collo: bisogna concentrarsi per respirare in modo lento e calmo, mentre il corpo di urla in tutti i modi di uscire. Dopo 10 secondi si esce, e subito il sottile strato di acqua inizia a ghiacciarsi sulla pelle nel breve tratto a piedi verso la sauna. Non è piacevole, ma appena rientrati ci si scalda subito. Abbiamo fatto così altre 3 volte, prima di salutarci e tornare in albergo.

Ci sono molti pareri discordanti sul fatto che questi bagni ghiacciati possano fare bene o male, ma posso confermare che sia prima di dormire che la mattina dopo ero estremamente rilassato.

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#66
Tappa 17 Glomfjord - Mosjoen 269km

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Ci svegliamo con calma sotto l'ennesima nevicata, che un po' ci preoccupa, considerando ciò che ci avevano detto il giorno precedente. Iniziamo a percorrere la stretta strada che ci separa dal primo dei due traghetti che dovremo prendere oggi ed effettivamente non è semplice: stretta, con pendenze importanti e, quel giorno, coperta da uno spesso strato di neve. Ma per fortuna il tratto è breve, solo 38 km.

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Ce la prendiamo con calma, forse troppo, e arriviamo al porto in ritardo: abbiamo perso il traghetto e ci toccherà aspettare più di 2 ore per quello successivo. Due ore al porto di Esøya, dove non c'è nulla, nemmeno una saletta d'attesa. Non le vogliamo fare e decidiamo di guidare verso una zona ancora più remota: Åmnøya.

Iniziamo a guidare attorno al piccolo fiordo fino ad arrivare ad Enga, dove incredibilmente c'è un supermercato enorme, dove io mi fermo per fare acquisti importanti. La strada per Åmnøya è piccola e stretta e la neve continua a scendere copiosa ma, dopo un attimo di scetticismo, decidiamo di proseguire. Inutile dirlo: ci siamo ritrovati a percorrere nuovamente una strada spettacolare.

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Raggiungiamo l'isola percorrendo una serie di piccoli ponti fino a trovarci davanti alla collina più alta dell'isola, che sale quasi verticale di fronte a noi. Mancano ancora circa 5 km alla fine della strada ma la neve sta diventando troppo alta, le auto iniziano a galleggiare e decidiamo, saggiamente, di tornare verso il porto per non rischiare di perdere il penultimo traghetto di giornata.

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Sbarchiamo a Ågskardet e percorriamo i 27 km fino a Jektvik dove ci aspetta il secondo e ultimo traghetto. Che però arriverà dopo 2 ore. Purtroppo, avendo perso il primo traghetto, abbiamo perso a cascata tutte le coincidenze e siamo costretti ad aspettare le 5 di pomeriggio per percorrere gli ultimi 150 km al buio e su una superficie che mai mi sarei aspettato di trovare sopra il circolo polare artico. Se avete visto l'episodio di The Grand Tour dove il famoso trio raggiunge Chinguetti in Mauritania allora sapete di cosa sto parlando: tôle ondulée, solo che in questo caso è di ghiaccio. Ho paura a fare più dei 60 km/h perché le vibrazioni sono terribili e si trasmettono a tutto il corpo. Sono sicuro che l'auto non ne uscirà bene, qualcosa si smonterà sicuro.

Ci fermiamo un attimo a riposare. È terribile e frustrante perché a qualsiasi velocità le vibrazioni sono insopportabili. Finalmente, dopo 150 km di torture, arriviamo in hotel.

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Tappa 18 Mosjoen - Kristiansund 579km

Ormai sono passati 18 giorni dalla nostra partenza, siamo ancora molto lontani da casa ma la nostalgia inizia a farsi un po' sentire. Una sensazione un po' amara, data dal fatto che di lì a poco avremmo abbandonato questi paesaggi incredibili. Ma fortunatamente quella sensazione è durata poco, esattamente fino ai primi chilometri che abbiamo percorso. In accelerazione ho iniziato a sentire un bruttissimo rumore: "tac tac tac". La strada del giorno precedente aveva veramente distrutto qualcosa?

Arriviamo al primo punto di interesse: una cascata che però è nascosta da un ristorante, costruito apposta per la vista, ma che rovina un po' l'atmosfera. Scendo dall'auto e controllo la sospensione posteriore in cerca della causa del brutto rumore. Non trovo nulla, ricontrollo per scrupolo e alla fine noto qualcosa: un blocco di ghiaccio libero nel passaruota, che però non voleva proprio uscire di lì e, a causa del rotolamento, sbatocchiava su e giù. Che spavento, e che fortuna che non si è impuntato da qualche parte, cosa che avrebbe potuto causare danni.

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Mi riprendo dallo spavento con un paio di traversi per tornare sulla strada principale e proseguiamo verso la nostra prossima destinazione che oggi è parecchio lontana. La giornata però è splendida e la strada è pulita. L'auto inizia a vibrare superati i 110 km/h, sicuramente per le gomme poco bilanciate dopo aver perso e rimontato i chiodi, ma non è un problema. Il limite massimo è di 90 km/h e sarà così fino a che non lasceremo la Norvegia.

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Ci fermiamo a Trondheim per una breve visita e un caffè e ripartiamo all'imbrunire, quando inizia a nevicare. Per fortuna la strada questa sera è buona, ma io sono un po' stanco e rallento, perdendo di vista Matteo con l'ND. Sto guidando abbastanza tranquillo quando, a metà di una salita un po' ripida, trovo la ND ferma con le quattro frecce assieme a un'altra auto, per la precisione un van Volkswagen: che cavolo è successo stavolta?

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Matteo si era fermato per pulire i fari: lo strato di ghiaccio che si era formato sopra impediva alla luce di filtrare e illuminare la strada. Al momento di ripartire però l'auto non aveva trazione e stava lentamente scivolando verso il bordo strada. Tiro fuori la fune di traino e il van Volkswagen, essendo 4x4, traina la ND fino alla fine della salita mentre io li seguo a bordo di quello che possiamo ormai definire carro armato. Ci eravamo quasi dimenticati che il giorno successivo avremmo percorso una delle strade più spettacolari al mondo.
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#67
sempre affascinante...
Avevo poche passioni... il mio amico a 4 zampe, la mia Harley e la mia compagna di vita!!!
E ora finalmente posso aggiungere la quarta.... una bella ND!!!!!

Ora come ora ho un vuoto incolmabile, il mio supererore non c'è più e mi manca da morire sentire le zampette che corrono verso di me...
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#68
Seguo….


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#69
STUPENDO!
GRANDI voi e le MX5 Smile
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